Il relitto Punta Scifo A è certamente il più noto rinvenuto lungo le coste crotonesi. Il suo ritrovamento si deve a due palombari, i fratelli Tricoli, che nel 1908-1909 individuarono diversi elementi lapidei e reperti su un fondale relativamente profondo (4-6 metri), 200 metri ad ovest della Punta. Del ritrovamento fu subito interessato il grande archeologo Paolo Orsi che ne diede notizia nel 19111 e nel 19212, in seguito anche ad altri ritrovamenti ma, soprattutto, al pesante intervento di dragaggio del sito condotto dalla ditta Forcellini nel 1915, che reimpiegò parte dei materiali lapidei nel ripascimento del porto di Crotone.

Del 1926 è la scoperta, nei pressi, di un piccolo gruppo marmoreo raffigurante Amore e Psiche, mentre nel 1983 il relitto fu nuovamente segnalato e la Soprintendenza Archeologica vi condusse una prima e breve indagine, con l’ausilio della Cooperativa Aquarius3  . Questo intervento contribuì a chiarire le dinamiche del naufragio e la morfologia del sito. Secondo questi rilievi, infatti, la grande oneraria doveva essere lunga tra i 30 ed i 35 metri e larga 9. Affondando su un fianco, i materiali più leggeri subirono una violenta dislocazione e lo scafo dovette spezzarsi in due tronconi, stando anche a quanto scritto dall’Orsi che intervistò il palombaro che si era occupato dei recuperi nel 19154. L’intervento della Aquarius consentì il ritrovamento di una parte dello scafo (m 3 x 3), con un fasciame spesso cm 8 ed assemblato secondo la classica tecnica “a mortase e tenoni”.

Il carico fittile più leggero doveva essere stivato nella zona di poppa e non è semplice da distinguere rispetto alle dotazioni di bordo. Tra vari elementi sono stati riconosciuti vasellame a patina cenerognola, ceramica comune da cucina, ceramiche a pareti sottili e sigillata pergamena. Tra i contenitori da trasporto sono discernibili le anfore tipo Kapitän II5.

Importante per la datazione del relitto è il ritrovamento di un mortaio fittile frammentario recante il bollo [C(ai)] Bel/ici/ Zmaragdi pertinente a produzioni siriache databili con certezza tra la metà del III e gli inizi del IV secolo d.C.6

Tra il materiale recuperato figurano, inoltre, un lingotto di vetro grezzo di colore verde destinato ad essere rifuso, una padella in ferro, un candelabro in bronzo con base decorata da tre delfini, un’urna litica, uno strigile in bronzo e un gruppo plumbeo, che doveva possedere un supporto in legno, raffigurante la fatica di Ercole in lotta con la cerva del monte Cerine7.

I marmi semi-lavorati del carico, studiati soprattutto da Patrizio Pensabene8, appartengono a due varietà dell’Asia Minore: il proconnesio e il docimeno. Si tratta di fusti di colonne, di bacini, di basi quadrate ornate agli angoli da zampe leonine, di piedistalli e di altro materiale9. Alcuni di questi recavano iscrizioni di cava con la menzione dei consoli del 197 d.C. (Laterano e Rufino) e del 200 d.C. (Severo e Victorino).

Il peso del carico della nave doveva aggirarsi sulle 300 tonnellate.

La datazione del relitto, oscillante secondo vari studiosi tra il III10 ed il IV-V secolo d.C.11, è stata circoscritta recentemente da Salvatore Medaglia tra la fine del III e gli inizi del IV secolo d.C. in base a una serie di considerazioni ma, soprattutto, grazie alla datazione del mortaio fittile bollato sopra ricordato12.

Le schede di alcuni reperti pertinenti a questo relitto, scansionati in 3D, sono consultabili in questa pagina.

 

NOTE

1Orsi 1911, pp. 118-124.

2 Orsi 1921, pp. 493-496.

3 Per una storia della ricerca sul relitto Medaglia 2010, p. 290 ss. Si v. anche Corrado 2016, passim e relativa bibliografia.

4 Orsi 1921, p. 493. Per la disposizione del carico cfr. Bartoli 2008.

5 Su questi elementi cfr. Lattanzi 1984, p. 574; Beltrame 2002, p. 128. Medaglia 2008, p. 105; Medaglia 2010, p. 291; Corrado 2016, passim.

6 Medaglia 2008, pp. 105-107; Medaglia et alii 2013, p. 159, nota 114.

7 Lattanzi 1983, p. 574.

8 Pensabene 1978a, 1978b, 2002a.

9 Pensabene 1978a, pp. 105 ss.; Pensabene 2002a, pp. 36- 37; sul piccolo gruppo raffigurante Amore e Psiche cfr. Pensabene 1978b, pp. 233- 234.

10 Cfr. ad es. Pensabene 1978a, p. 112; Parker 1992, p. 361; Ambrogi 2005, passim.

11 Noyé 1991, p. 521; Cuteri 1994, p. 341 nota 14; Noyé 2000, p. 448, nota 84. 

12 Medaglia 2008, pp. 105-107 e Medaglia 2010, pp. 293-294 con ulteriore bibliografia.

 

BIBLIOGRAFIA

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Bartoli D. G. 2008, Marble Transport in the Time of the Severans: a New Analysis of the Punta Scifo A Shipwreck at Croton, Italy, Dissertation, Texas A&M University.

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Corrado M. 2016, Appunti di archeologia subacquea sulla costa ionica calabrese tra Crotone e Le Castella, in Academia.edu

Cuteri F.A. 1994, La Calabria nell’Alto Medioevo (VI-X sec.), in La Storia dell’Alto Medioevo italiano (VI-X secolo) alla luce dell’archeologia. Atti del convegno internazionale (Siena, 2-6 dicembre 1992), Firenze, pp. 339-359.

Lattanzi E. 1983, L’attività archeologica in Calabria, in Atti XXIII Convegno di studi sulla Magna Grecia (Taranto, 7-10 ottobre 1983), Napoli 1984, pp. 565-583.

Medaglia S. 2008, Per un censimento dei relitti antichi lungo la costa crotonese. Nota preliminare, in Ricerche archeologiche e storiche in Calabria: modelli e prospettive, in Atti del convegno di studi in onore di Giovanni Azzimmaturo (Cosenza 2007), Cosenza, pp. 93-120.

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Medaglia S., Beltrame C., Lazzarini L. 2013, La navis marmorum di età romana ‘Punta Scifo D’ (Crotone). Risultati preliminari della prima campagna di indagini subacquee, in Rivista di Archeologia XXXVII, pp. 137-165.

Noyé G. 1991, Les Bruttii au VIe siécle, in La Calabre de la fin de l’antiquité au Moyen Age, in «MEFRM», 103, 2, pp. 505-551

Noyé G. 2000, I centri del Bruzio dal IV al VI secolo, in Atti XXIII Convegno di studi sulla Magna Grecia (Taranto 1998), Napoli, pp. 431-470.

Orsi P. 1911, Crotone. Scoperte subacquee presso l’Heraeum, in Notizie degli Scavi, Supplemento, pp. 118-124.

Orsi P. 1921, Crotone. Nuove scoperte subacquee di marmi in parte scritti a Punta Scifo, in Notizie degli Scavi, pp. 493-496.

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Pensabene P. 1978b, Supplement to “A cargo of marble shipwrecked at Punta Scifo near Crotone (Italy)”, IJNA 7.3, pp. 233-234

Pensabene P. 2002a, Il fenomeno del marmo nel mondo romano, in M. De Nuccio, L. Ungaro (a cura di), Marmi colorati della Roma imperiale, Venezia, pp. 3-67.

Pensabene P. 2002b, Le principali cave di marmo bianco, in M. De Nuccio, L. Ungaro (a cura di), Marmi colorati della Roma imperiale, Venezia, pp. 203- 229.