Planimetria dell’area di Baia con la posizione di Villa dei Pisoni (C, D)

Grandiosa residenza costruita al margine tra il lacus Baianus e il lungo bacino portuale puteolano, la cosiddetta Villa dei Pisoni costituisce uno degli esempi più evidenti della capacità da parte dei Romani di costruire lungo coste e promontori, e anche direttamente in acqua, con eccezionale sforzo architettonico.

La villa, infatti, una delle tante villae maritimae costruite da parte dell’élite tardo-repubblicana in particolare lungo le coste dell’Italia tirrenica, a partire dalla fine del II secolo a.C., sfruttava nella sua prima fase edilizia la parte terminale del promontorio tufaceo di Punta dell’Epitaffio, oggi notevolmente arretrato a causa dell’erosione costiera e del bradisismo. Non sono ancora del tutto chiari i limiti di questo primo nucleo, che era andato ad occupare, così come era la prassi per le ville di questo tipo, uno dei luoghi più ameni del litorale flegreo, sfruttando una posizione in grado di offrire una vista panoramica sul Golfo a quasi 270°, e un’eccellente esposizione a meridione.

Quel che è evidente è che di generazione in generazione i proprietari accrebbero la villa dotandola di quartieri di lusso, terrazze sul mare, almeno una peschiera per l’allevamento e la conservazione di pescato vivo, e tre lunghi moli. Il fortunato rinvenimento di una tubatura in piombo con bollo ha permesso di chiarire che, almeno durante la prima età imperiale, il complesso appartenne alla ricca e potente famiglia dei Calpurnii Pisones (a un esponente della quale, è bene ricordarlo, era stata già attribuita anche la gigantesca Villa dei Papiri rimessa in luce nelle immediate vicinanze di Herculaneum); si trattava dunque della famosa Villa dei Pisoni confiscata e passata alle proprietà imperiali a seguito della fallita congiura ordita contro Nerone.

Percorso subacqueo di Villa dei Pisoni

Una volta entrata a far parte dei possedimenti diretti dell’imperatore, la villa ebbe una nuova fase di ampliamenti, potendo ormai occupare anche la fascia di rispetto che la separava dal Palatium  di Punta Epitaffio e dal suo grande Ninfeo-triclinio. Il grande sito oggi visitabile a una profondità di -4/-6 metri a poca distanza dal moderno porto baiano, mostra per gran parte strutture e mosaici riconducibili a queste fasi, e in particolare al periodo in cui l’imperatore Adriano, che con Baia ebbe un rapporto particolare, commissionò nuovi ampliamenti, tra cui il gigantesco viridarium, il giardino cinto da portici scanditi da finestroni, nicchie e semicolonne che già ai primi studiosi che se ne occuparono mostrò chiari riferimenti alla grande Villa Adriana a Tivoli.

Tra le strutture degne di nota appartenenti alla Villa, oltre al viridarium, di cui si è detto, e che costituisce l’itinerario standard di visita per i tanti subacquei che esplorano questa parte del Parco Archeologico Sommerso di Baia, si segnalano i numerosi mosaici, alcuni dei quali sono stati oggetto di restauri da parte del NIAS dell’ICR, e le terme private, tipiche delle ville marittime di area flegrea che proprio per la presenza di sorgenti calde vulcaniche occuparono rapidamente l’intera fascia costiera.

Ricostruzione 3D del possibile faro

Le ricerche svolte nel corso del progetto MUSAS, mirate alla ricostruzione tridimensionale della villa e a una migliore conoscenza delle fasi più antiche del complesso, hanno permesso di ipotizzare anche la presenza di un faro sul punto più esterno del promontorio, poggiante su una grande pila in calcestruzzo direttamente legata alla villa tramite un piccolo molo. Il risultato più interessante, però, ricostruito sulla base dell’osservazione del rilievo strumentale del fondale e delle opere marittime, è stato la scoperta di una straordinaria terrazza costruita su una selva di pilae poggianti direttamente sul fondo marino, all’estremità meridionale della villa: si tratta della prima evidenza archeologiche chiara di quanto raccontato dalle fonti: finito lo spazio, a Baia, i ricchissimi proprietari interessati alla costruzione di ville d’otium arrivarono a costruire finanche nel mare.

 

 

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