Il tempio dorico di Kaulonìa visto dal drone, al tramonto

Proprio dinanzi il mare, a pochi metri dal Museo Archeologico dell’antica Kaulon e nei pressi di quello che doveva essere l’antico Promontorio Cocinto, sono stati rinvenuti i resti di un tempio dorico datato verso la seconda metà del V secolo a.C. e che secondo alcuni studiosi era forse dedicato a  Zeus Homarios.

Le sue fondazioni misurano m 41 x 18 e presentava 36 colonne lungo il perimetro esterno. Si tratta, quindi, di un tempio periptero e in antis.

Non molto si è conservato dell’elevato: tra le colonne un rocchio in stile dorico ed un capitello. Sulla base di questi dati gli studiosi hanno ipotizzato un’altezza del colonnato intorno ai cinque metri. La parte alta ha restituito diversi frammenti, anche del cornicione, che dovevano essere colorati, in nero/blu e rosso in alcuni punti da evidenziare.

Paolo Orsi, che per primo scavò il tempio nel 1912-1913, rinvenne anche le tegole, ricavate dal prezioso marmo greco pario.

Il santuario, che ne inglobò uno precedente, risulta frequentato fin dal VI secolo a.C., come documentato dai reperti rinvenuti. Il vero e proprio tempio dorico fu invece costruito intorno al 430-420 a.C. e rimase in attività per pochi anni, considerando che il tiranno Dionisio I di Siracusa distrusse la città nel 389 a.C.

Basandosi sulle poche informazioni relative all’abbandono della città greca, è quasi certo che i suoi materiali costruttivi siano stati oggetto di saccheggio già in epoca romana. Malgrado ciò, negli strati di crollo della struttura sono state rinvenute molte tegole integre del tetto.

Una presa zenitale evidenzia la planimetria del tempio

La cinta muraria di Kaulonìa, di forma quadrangolare, cingeva internamente l’antica acropoli, identificabile con il colle Piazzetta ma, soprattutto, si estendeva tra la costa e le colline ad ovest.

Era composta da 11 torri con altezze variabili tra i 3 ed i 5 metri, dipendenti dalla morfologia del terreno e dalla progettazione difensiva.

 

Pianta del tratto di mura, colle A, torri IV e V. In basso a destra proposta ricostruttiva (rilievo archivio ex Soprintendenza Archeologica della Calabria)

 

 

La realizzazione delle mura urbane abbraccia un lungo periodo cronologico che parte dal VII-VI secolo a.C. fino al III secolo a.C.

 

 

 

 

La tecnica edilizia utilizzata può essere assimilata ad un’opera “a sacco” gettata entro un paramento di filari di ciottoli e bozzette calcaree. Le parti terminali e gli angoli sono invece rinforzati con blocchi di dimensioni maggiori e meglio squadrati di varia origine.

Lungo il perimetro si aprivano almeno quattro porte che, almeno in un caso, presentano soluzioni strategico-difensive molto avanzate.

Pianta della porta “a tenaglia” (rilievo archivio ex Soprintendenza Archeologica della Calabria)

L’urbanistica della città antica, in base ai risultati delle indagini archeologiche, aveva un’organizzazione razionale, basata su strade ortogonali fra loro. Su di esse affacciavano anche abitazioni di dimensioni standard e con un cortile centrale attorno al quale si ditribuivano le varie stanze. Un esempio ben conservato è costituito da quella detta “del Drago”, così chiamata a causa dello splendido mosaico policromo rinvenuto sulla soglia.