Vista aerea della città antica. In primo piano l’acropoli con la fortezza bizantina.

La prima citazione dell’antica Egnazia in età moderna si deve a Leandro Alberti che, poco dopo la metà del XVI secolo, la menziona nella sua Descrittione di tutta Italia.

Frontespizio dell’opera di Leandro Alberti Descrittione di tutta Italia (edizione 1577)

Una prima pianta della città fu redatta dallo studioso ed antiquario Francesco Maria Pratilli che nel 1745 la pubblicò nella sua opera Della Via Appia.

L’area è stata spesso oggetto di saccheggi indiscriminati che sono iniziati almeno a partire dal XVII secolo. E’ noto, ad esempio, un episodio del 1846 quando, a causa di una forte crisi economica, gli abitanti di Fasano e Monopoli si diedero alla ricerca di reperti che rivendevano agli antiquari napoletani con la complicità indiretta degli ispettori demandati al controllo. Il fatto è noto perché scatenò le ire del grande storico e filologo Theodor Mommsen ed il suo protrarsi fu condannato da Ludovico Pepe nel 1882 nella monografia dedicata ai resti della città, dove essa viene descritta analiticamente.

La prima pianta dell’antica Egnazia redatta dal Pratilli

I primi interventi sistematici di scavo ad Egnazia ebbero avvio negli anni precedenti la prima Guerra Mondiale. L’allora Soprintendente Quintino Quagliati portò alla luce la cosiddetta piazza porticata, una basilica paleocristiana ed un tratto della via Traiana.

Poco prima del Secondo Conflitto Mondiale si mise mano all’acropoli dove vennero individuate fasi dell’età del ferro.

A seguito di interventi sporadici eseguiti nel 1959 sempre nella piazza porticata, nel 1963 si decise di portare avanti un progetto più organico di scavo individuando il tempio sull’acropoli ed evidenziando un’area monumentale dove furono identificati sacelli dedicati ai culti orientali (Cibele-Magna Mater e Siria). Nel 1967 l’attenzione della Soprintendenza si concentrò sul circuito murario e sulle porte della città.

L’inaugurazione del Museo Archeologico (1975) coincise con lo scavo della necropoli orientale e con una sistemazione generale degli scavi per renderli fruibili al grande pubblico.

Ma si deve al Progetto “Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione”, elaborato dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università degli Studi di Bari (Raffaella Cassano), in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e il Comune di Fasano, l’avvio di campagne di scavo pensate per rispondere a specifici quesiti relativi soprattutto all’urbanistica della città antica e tardoantica.

Grazie alla sua posizione Egnazia è sempre stata un attivo centro di scambi e commerci. Questa sua vocazione è maggiormente evidente a causa del suo affaccio sul mare ed alla costruzione della via Traiana (II secolo d.C.) che transitava proprio attraverso l’abitato della città pugliese.

La città divenne municipium romano probabilmente dopo il bellum sociale. In questa sede, focalizzata soprattutto sulle strutture del porto romano sommerso, risultano di interesse gli interventi edilizi curati nel I secolo a.C. verosimilmente da Marco Vipsanio Agrippa che fu sodale di Ottaviano Augusto e patrono della città, come attestato da un’iscrizione. Questi furono realizzati molto probabilmente per compensare il vecchio centro messapico dell’appoggio dato ad Ottaviano durante la guerra civile.

Una vista della città antica

Oltre al porto, al periodo di Agrippa sarebbero attribuibili la costruzione dell’anfiteatro, delle prime terme pubbliche, del criptoportico, della basilica civile e della c.d. piazza porticata. Proprio questa, in realtà preesistente dalla media età ellenistica, sembra essere in stretta connessione con la vicina portualità ed i commerci della città, soprattutto in età tardoantica. Infatti, a partire dal tardo IV secolo d.C. e fino al VII, in quest’area avvengono ristrutturazioni e modifiche che portano alla costruzione di diversi ambienti con materiale di reimpiego, interni ed esterni al porticato ormai defunzionalizzato. La vocazione commerciale ed artigiana di questi vani è stata confermata anche dal ritrovamento di anfore di produzione africana ed orientale, terra sigillata, lucerne, armi, pesi da rete ed aghi per il loro restauro.

Un’immagine attuale del criptoportico
Il criptoportico in un acquerello di Abraham L. R. Ducros del 1778. (Gabinetto di stampa Rijks Museum Amsterdam)

La città dovette conservare una certa importanza anche in epoca tardoantica. Viene infatti ricordata nell’Itinerarium Burdigalense, un documento del IV secolo d.C. (334 d.C. ca.) molto importante per i movimenti delle persone da e verso la Terrasanta. Esso resoconta fedelmente il percorso di un pellegrino dell’antica Bordeaux verso quei luoghi citando stationes e mutationes, oltre a centri abitati ove erano presenti comunità cristiane. Ed Egnazia vi compare con un’interessante storpiatura del toponimo.

Anche la Tabula Peutingeriana cita l’antico centro messapico riportandolo come Gnathia.

Nel VI secolo d.C. la città risulta sede episcopale con un presule di nome Rufenzio, che prese parte ai concili di papa Simmaco nel 501 e 502. Alcune fonti ed i dati archeologici documentano però la diffusione del culto cristiano sicuramente dal IV secolo, quando ad Egnazia fu costruita una basilica che, ad oggi, risulta essere la più antica della Puglia.

Una certa prosperità economica in epoca tardoantica è direttamente connessa alla presenza della sede vescovile, che promosse anche una discreta attività edilizia. Questa è legata probabilmente anche alla crisi economica susseguente alla riforma amministrativa di età costantiniana e ad una ipotizzata parziale distruzione della città avvenuta per cause sismiche nel 365 d.C. A partire da questo momento il volto della città antica viene radicalmente modificato. Oltre alla basilica episcopale, con il relativo battistero, subisce una pesante trasformazione, forse in edificio di culto a pianta longitudinale, anche il grande monumento di epoca imperiale a sud del foro. Tra V e VI secolo vengono inoltre edificate la c.d. basilica meridionale ed una piccola chiesa absidata mononave, con pavimentazione in laterizi e transenne presbiteriali marmoree, nella parte periferica nord occidentale dell’abitato.

La piccola chiesa paleocristiana rinvenuta nei pressi del porto

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