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N. rif. MUSAS

BAI-034

N. inv. 

320473

Descrizione

Fortemente danneggiata dai litodomi nella parte superiore, la base, rinvenuta nel XIX secolo nelle acque della ripa puteolana, riportava l’iscrizione dedicatoria da parte degli inquilini di un vicus Lartidianus all’imperatore Adriano. Il vicus doveva essere legato alle proprietà puteolane della famiglia dei Lartidii, quasi del tutto assenti nella documentazione epigrafica della Campania, ma noti per il senatore di età augustea Sextus Lartidius, originario di Pistoriae (Pistoia) o Tibur (Tivoli).

Il testo, ricco di dettagli, permette di comprendere meglio l’organizzazione topografica di Puteoli e di localizzare in un punto preciso del lungo waterfront puteolano un importante quartiere suburbano.

Testo:

[Imp(eratori) Caesari]
[divi Traiani]
[Parthici filio]
[divi Nervae]
nepot(i) Traiano
Hadriano Aug(usto)
pontif(ici) maximo
trib(unicia) pot(estate) V̅ co(n)s(uli) I̅I̅I̅
inquilini vici
Lartidiani.

La posizione del vicus Lartidianus e degli altri vici suburbani lungo la ripa puteolana, nella ricostruzione di G. Camodeca

Misure

Altezza: 150 cm

Materiale

Marmo

Collocazione

Museo Archeologico dei Campi Flegrei

Provenienza

Ripa Puteolana, davanti agli ex cantieri Armstrong (1890)

Datazione

121 d.C.

Degrado biologico

Il manufatto marmoreo presenta vistosi fenomeni di bioerosione localizzati principalmente nella parte superiore, in cui organismi perforanti hanno creato cavità e gallerie portando alla perdita di gran parte del modellato scultoreo. La localizzazione del degrado indica che il manufatto giaceva insabbiato per circa la metà dell’altezza, ma che ha subito periodici fenomeni di copertura e insabbiamento, rilevabili dalla differente densità delle perforazioni.

La forma del degrado maggiormente diffusa è quella dovuta all’azione di spugne endolitiche (famiglia Clionaidae), le cui cavità sono presenti su più dell’80% della superficie del manufatto. Le osservazioni al SEM hanno evidenziato impronte e elementi scheletrici a forma di spillo (spicole tilostili) attribuibili alla specie perforante Cliona Celata Grant, di cui è riportata una foto subacquea dell’esemplare vivo. Anche i molluschi bivalvi perforanti hanno giocato un ruolo importante nel degrado con perforazioni prodotte dalle specie Lithophaga lithophaga Linneo  e Rocellaria dubia Pennant.

Bibliografia

AE 1977, 0200

EDR076736 (G. Camodeca)

EphEp, 08, 360

Camodeca, G., 1977. L’ordinamento in regiones e i vici di Puteoli. Puteoli, 1, 1977, pp. 75 sgg.

Davidde B., Ricci S., Poggi D., Bartolini M., 2010. Marine bioerosion of stone artefacts preserved in the Museo Archeologico dei Campi Flegrei in the Castle of Baia (Naples), Archaeologia Maritima Mediterranea; 7: 75-115.

Ricci S., Sacco Perasso C., Antonelli, F., Davidde Petriaggi B., 2015. Marine Bivalves colonizing roman artefacts recovered in the Gulf of Pozzuoli and in the Blue Grotto in Capri (Naples, Italy): boring and nestling species. International Biodeterioration & Biodegradation (98) 89 – 100.

Ricci, S., Pietrini, A. M., Bartolini, M., Sacco Perasso, C., 2013. Role of the microboring marine organisms in the deterioration of archaeological submerged lapideous artifacts (Baia, Naples, Italy). International Biodeterioration & Biodegradation 82 (2013) 199-206.

Ricci S., Davidde B., Bartolini M., Priori G. F., 2009. Bioerosion of lapideous objects found in the underwater archaeological site of Baia (Naples). Archaeologia Maritima Mediterranea, 6: 167-188.