Le possenti mura della città, risalenti al periodo messapico (IV sec. a.C.), furono realizzate in opera quadrata a doppia cortina con terrapieno e fossato.

Il loro perimetro di due chilometri fu raddoppiato nel corso del III secolo a.C. e lo spazio tra i due muri riempito con pietre e terra. Questa nuova cinta, alta otto metri, fu dotata di un nuovo fossato largo venti metri, mentre la sua parte interna ospitava camminamenti di ronda e scalinate per accedere ai terrazzamenti.

Struttura superstite della cinta muraria nord, oggi praticamente in mare

Il loro esame tecnico costruttivo è stato possibile grazie all’unico lacerto sopravvissuto, chiamato localmente “muraglione”, conservatosi oggi in acqua per ben oltre 7 metri in elevato lungo il lato nord della cinta muraria della città. La base di questa struttura fu impostata intagliando la roccia di fondazione in base alla pendenza del terreno e mettendo in opera i primi due filari di conci contravvenendo allo stile isodomico. Tre blocchi superstiti dell’ultimo filare, di testa e con una superficie arrotondata e sporgente rispetto al filo esterno del muro, sembrano costituire la parte sommitale della struttura.

Il lato nord delle mura oggi

Il circuito murario di Egnazia doveva essere dotato di 4 porte. La loro ubicazione è stata chiarita solo in parte. Durante una campagna di scavo condotta nel 1967 ne furono indagate due: quella di nord-ovest, già individuata in una foto aerea del 1966, ed una a nord, nei pressi dell’odierna strada provinciale, dotata presumibilmente di una torre.

La monumentalità di queste mura, come detto, è oggi solo in parte visibile lungo un breve tratto del lato nord, oggi praticamente in acqua, descritto ed immortalato a più riprese in foto e disegni.

Il tratto nord delle mura di Egnazia in una foto del 1927 (da C. Colamonico, Da Torre Pelosa a Egnazia, in Le vie d’Italia, Milano, agosto 1927)

 

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