“…per chi naviga da Brindisi lungo la costa adriatica, la città di Egnazia costituisce lo scalo normale per raggiungere Bari, sia per mare che per terra…”1. Strabone coglie benissimo, con la sua sintetica descrizione, le caratteristiche salienti dell’antica città di Egnazia, facendo un riferimento importante anche alla presenza di un porto che, al suo tempo, era stato costruito o ampliato da poco.

Dinanzi l’acropoli della città antica, verso il mare, sono infatti presenti importanti ritrovamenti, tra cui incassi rettangolari intagliati nella roccia attribuibili a sepolture e, sott’acqua, imponenti strutture interpretabili come un porto di epoca romana2. Queste dovettero ingrandire e perfezionare un attracco precedente che aveva utilizzato soprattutto la favorevole morfologia costiera.

Le strutture del porto romano secondo recenti rilievi

L’analisi di questi resti parte dalla propaggine più avanzata della costa settentrionale dell’insenatura (effettua l’immersione virtuale!). Qui è visibile un banco roccioso di forma rettangolare lavorata, da cui è possibile ipotizzare la genesi del lato nord del complesso. A circa 100 metri da questo, in direzione 45° N, si individuano sott’acqua due enormi blocchi parallelepipedi in opus coementicium , certamente sfalsati come orientamento rispetto a quanto individuato verso terra e distanti tra loro circa 3 metri.

Questi due plinti possedevano in origine cortine in opus reticulatum e ammorsature d’angolo in opus vittatum , oggi visibili per gran parte solo in negativo. Questa tecnica, molto diffusa tra la tarda età repubblicana ed il primo Impero in area tirrenica, ha consentito di datare queste strutture tra il I secolo a.C. ed il I d.C.

Lungo questa ideale linea di congiunzione, che unisce le strutture sopra descritte, si notano diversi elementi di crollo di varie dimensioni, sempre pertinenti ad opus coementicium con tracce di opera reticolata sulla malta. Poiché alcuni di questi conservano lo spiccato rispetto alla roccia del fondo, è possibile ipotizzare che i due plinti superstiti non fossero gli unici lungo questo asse. Tutti questi elementi sono forse attribuibili ad un’opera a piloni (opus pilarum), costruita grazie a cassaforme stagne, dimostrate dalla presenza della cortina in reticulatum. Si può comunque dubitare della costruzione di un molo continuo potendo ipotizzare, piuttosto, la messa in opera di singoli plinti di cui oggi non sono riconoscibili le reali funzioni.

Una delle pilae del lato nord del porto romano. Da notare l’opera reticolata in negativo (foto Nucleo Carabinieri Subacquei di Pescara)

Rispetto ai resti a nord, la parte meridionale, verosimilmente un molo, è più riconoscibile. Si tratta di una costruzione con orientamento SSO-NNE. Fu realizzata in opera cementizia con gettate su più piani sovrapposti, la base dei quali poggia direttamente sulla roccia ai limiti della morfologia sommersa che delimita quello che poteva essere l’antico porto. La lunghezza totale attualmente visibile di questo molo, suddiviso ora in tre tratte di dimensioni differenti, è di m 23. Sono evidenti in tutti e tre i tronconi i segni lasciati dall’armatura lignea con cui furono costruiti. La scomparsa dei pali verticali (destinae) e delle travi orizzontali di collegamento e tenuta (catenae) usati durante la costruzione, ha reso visibili i fori di infissione dei pali stessi ed i solchi paralleli che sono i negativi delle impronte delle travi.

Della parte di questa struttura che era sopra il livello marino rimangono certamente due conci di carparo ed alcuni piombi che in origine fissavano probabilmente grappe in ferro.

Il molo sud, al contrario di quello nord, era una struttura continua a segmenti progressivi accostati, realizzata in una cassaforma subacquea e dotata di uno scheletro costituito da destinae a sezione circolare (30 cm di diametro), a cui erano collegate catenae di probabile sezione quadrata (cm 20-30 ca. di lato) che si ripetevano regolarmente. Pilastri esterni (stipites) perimetravano la struttura sopra descritta ed erano connessi al fondo tramite rinforzi in ferro necessari per penetrare il banco roccioso di calcarenite. Di questi particolari elementi sono state avvistate alcune tracce.

Circa alla radice del molo nord, nei pressi del bacino più interno, sono presenti delle tracce sul piano di roccia che sono state interpretate come piano di fondazione di un edificio a pianta approssimativamente quadrata con il lato di 10 m. Probabilmente si tratta di un edificio connesso alle attività marittime.

Ulteriori resti di strutture murarie riferibili a infrastrutture legate al porto dovevano essere presenti presso l’attuale spiaggetta nord (ArcheoLido), dove sono stati individuati blocchi irregolari, pietrame e malta generalmente ascritti a epoca romana imperiale. Sia l’edificio che le strutture sembrano avere un nesso con il canale orientato nord-est/sud-ovest, parallelo e poco distante dal bordo del bacino e che in esso scaricava.

Resti della struttura di m 10 x 10 alla radice del molo nord e del canale di scarico portuale

Alcuni numeri: la superficie acquea tra i due ipotetici moli descritti è di circa 16.000 mq. L’imboccatura teorica che generavano in antico è calcolabile in m 40 di larghezza, con una profondità massima nell’area attuale di m 6,5.

In questo bacino portuale fu rinvenuta nel 1969 una statuetta in bronzo, di stile ellenistico, attribuibile ad un personaggio femminile. Anche per lo stato di conservazione non eccelso è stata datata, con un ampio excursus cronologico, tra l’età ellenistica a quella tardoantica3. La piccola figura doveva essere un contrappeso da bilancia in quanto fu riempita di piombo, ipotesi rafforzata dalle tracce di un’applique sopra la testa.

Materiali ceramici sporadici rinvenuti sott’acqua documentano un’attività tra l’età ellenistica e quella tardoantica.

Nella zona, al centro della caletta meridionale, sono visibili una serie di blocchi di calcare allineati a secco su due filari e delle dimensioni complessive di di m 3,65 x 1,64. L’interpretazione più verosimile è che possano essere attribuiti ad un lacerto murario in opus quadratum, piuttosto che il carico di un natante impiegato per il trasporto di pietra lavorata dalla cava di provenienza.

Per quanto riguarda la cronologia delle strutture subacquee egnatine una serie di confronti suggerisce il rispetto stringente dei canoni costruttivi vitruviani ed una collocazione tra la fine dell’età repubblicana e l’inizio dell’età imperiale. Alcuni studiosi non escludono che la sistemazione del porto di Egnazia si debba a M. Vipsanio Agrippa, patronus del municipium, come attesta un’epigrafe di cui ci rimane solo il testo e il cui terminus ante quem è il 38 a.C. (CIL, IX, 262). Il tutto si inquadra, infatti, con la fondamentale posizione strategica del litorale salentino nell’ambito della guerra tra Ottaviano ed Antonio e del ruolo di Agrippa, responsabile della flotta di Ottaviano4.

Un recente intervento di pulizia e scavo subacqueo su un lato di una delle pilae a nord, ha consentito di mettere in luce tre corsi integri dell’opus reticulatum con cui era stato costruito tutto il paramento dell’opera. Anche l’opus vittatum è stato intercettato nella parte angolare.

 

NOTE

1 Στράβων, Γεωγραφικά, VI, 3, 8, 282-283; Strabo., Geogr., VI, 3, 8, 282-283 (ed. MEINEKE A., Geographica, Leipzig, Teubner, 1877): “παραπλέοντι δ᾽ ἐκ τοῦ Βρεντεσίου τὴν Ἀδριατικὴν παραλίαν πόλις ἐστὶν ἡ Ἐγνατία, οὖσα κοινὴ καταγωγὴ πλέοντί τε καὶ πεζεύοντι εἰς Βάριον: ὁ δὲ πλοῦς νότῳ.”

2 Diversi visitatori ed eruditi del XVIII e XIX secolo ricordano e descrivono il porto di Egnazia (cfr. infra). Le prime indagini scientifiche, soprattutto con foto aeree ed ecoscandaglio, si devono a Stefano Diceglie (DICEGLIE 1972; DICEGLIE 1981, tav. II; anche il più recente DICEGLIE 2002). Un’analisi è presente anche in VLORA 1975, pp. 56-61, figg. 35-39. Immersioni e rilievi furono eseguiti nel 1979 da Alice Freschi con la Società Itinera su incarico dell’Amministrazione Provinciale di Brindisi (FRESCHI, ALLOA 1979-80, pp. 60-65 e p. 134; FRESCHI 1980, pp. 450-455) e, sempre dalla Freschi, nel 1994 con la Cooperativa Aquarius (FRESCHI 1995, pp. 141-143). Un quadro di quanto noto nei primi anni ‘80 del secolo scorso si deve ad ANDREASSI, SCIARRA-BARDARO 1982, pp. 107-118. Più recentemente Rita Auriemma ne ha accertato definitivamente la tipologia e le tecniche edilizie (AURIEMMA 2003, pp. 77-97; AURIEMMA 2004, pp. 15-16), confutando ipotesi che negavano la funzione portuale delle strutture (GUERRICCHIO, GUERRICCHIO, MARUCA 1996; GUERRICCHIO, GUERRICCHIO, MARUCA 1997; ANDREASSI, COCCHIARO, MARUCA 2002).

3 ANDREASSI, SCIARRA-BARDARO 1982, p. 114 , fig. 90.

4 Il team del progetto ROMACONS ha effettuato nel maggio 2008 un intervento su una delle pilae eseguendo l’analisi stratigrafica, petrografica e chimica delle malte attraverso un carotaggio. E’ stata effettuata anche una datazione 14C (BRANDON et al. 2014, pp. 93-94, p. 134, pp. 265-266, pp. 288-289). L’età calibrata del campione, prelevato dal conglomerato cementizio interno, ha restituito una cronologia più antica (200 to 50 BC) rispetto a quella ipotizzabile e basata sul paramento in opus reticulatum. L’esame della carota ha evidenziato la presenza di pozzolana, malgrado la pila sia stata evidentemente costruita entro cassaforma asciutta.

 

BIBLIOGRAFIA

Andreassi G., Sciarra-Bardaro B. 1982, Il porto, in AA.VV., Mare d’Egnazia, Fasano, pp. 107-118

Andreassi G., Cocchiaro A., Maruca A. (a cura di) 2002, Egnazia. Dalla terra al mare, Bari.

Auriemma R., 2003, Le strutture sommerse di Egnazia (BR): una rilettura, in Atti del II Convegno nazionale di archeologia subacquea (Castiglioncello, 7-9 settembre 2001), pp. 77-97

Auriemma R. 2004, Archeologia subacquea nella Puglia meridionale, in Giacobelli M. (a cura di), Lezioni Fabio Faccenna II. Conferenze di archeologia subacquea (III-IV ciclo), Bari, pp. 11-24

Brandon C., Hohlfelder R., Jackson, M., Oleson, J. et al. 2014, Building for Eternity – The history and Technology of Roman Concrete Engineering in the Sea, Oxford-Philadelphia

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Diceglie S. 2002, Nel Mare di Egnazia. Telerilevamento da elicottero di ruderi sommersi in aree estese, C.L.C.A. Università di Bari,

Freschi A., Alloa C. 1979-80, Egnazia, uno studio di storia, in Sesto Continente, I, 5, pp. 60-65 e p. 134

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Vlora N.R. 1975, Considerazioni sulle variazioni della linea di costa tra Monopoli (Bari) ed Egnazia (Brindisi), Bari