L’archeologia subacquea di questo importante sito non riguarda solo l’età antica.

Nel 1996 Stefano Mariottini segnalava il rinvenimento di quattro cannoni in ghisa, nel mare dinanzi il Museo Archeologico di Monasterace. I cannoni,   catalogati come R69, R70, R74 e R75,  giacevano in coppia (R69-R70 e R74-R75), alla profondità di circa m 3, in due aree distinte parallele alla linea di costa, distanti tra loro 82 metri ed a circa 35 metri dall’attuale battigia. Un ulteriore esame della loro giacitura subacquea ha consentito di  stabilire che i cannoni sono nelle vicinanza di un dosso, parallelo al bagnasciuga verso terra, che genera un repentino cambio di batimetrica e che può essere interpretato come un precedente piano mesolitorale. Le armi pesanti, normalmente indice della presenza di un relitto, in questo caso non sono inserite nel contesto di naufragio dal momento che non sono stati notati resti di uno scafo o di altri reperti che possano ricondurre ad esso. La tipologia univoca dei cannoni, pur se in due gruppi separati, consente piuttosto di ipotizzare che siano stati gettati a mare, probabilmente, durante una tempesta, per alleggerire l’imbarcazione e migliorare l’assetto in navigazione.

Gli archeologi del progetto MUSAS in ricognizione sui cannoni di Monasterace (foto P. Palladino)

La tipologia di queste armi varia a seconda della datazione e della loro fabbricazione. Per i cannoni in ghisa l’attribuzione ad una determinata cronologia o produzione non è semplice soprattutto perché, a differenza di quelli in bronzo, ricchi di più elementi decorativi o scritte, essi sono spesso anonimi, scarsamente studiati in Italia e con tipologie similari.

Nel nostro caso lo stile e la tecnica costruttiva consentono proporre una datazione al XVII secolo.

Primi rilievi sui cannoni in ghisa (foto P. Palladino)

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