Gnatia e Ignatiae (VII sec. d.C., Anonimo Ravennate, Cosmographia, V, 1)1

Augnatium (inizi XII sec. d.C., Guidone (Guido da Pisa), Geographica, 27)2

Torre d’Adanazzo (1744, D’Anville, Analyse géographique de l’Italie)3.

Egnazia (1745, Pratilli, Della via Appia)4

Di questo autore sono interessanti alcuni passaggi:

p. 544: “mentre s’imbarcavano nel suo porto (di Egnazia) i passeggieri, o le milizie, e sbarcavano nella città di Durazzo, che quasi rimpetto gli stava….”

p. 544: “Era Egnazia poco lontano dal mare in sito molto ameno, e spezioso, abbondevole di acque dolci, e limpide siccome ancor di presente vi si ritrovan dappresso, e spezialmente vicino all’antica muraglia, che la cingeva dalla parte del mare, ove scaturisce un’acqua assai buona, che da’ paesani si chiama la fontana di Agnazzo, ed è la più decantata sorgiva di quella spiaggia. Dell’antica città riconosconsi chiaramente le vestigia nel castello, nelle muraglie, e nel fossato, in un misero avanzo di vecchio edificio, che stimasi tempio, e ne’ luoghi, che chiamano il parco, e ‘l seggio, dove ha un corridore sotterraneo a volta, in cui per un piccol forame si può avere l’ingresso, con alcune lunette, con in mezzo i spiragli, che servivano a illuminare i bagni, e le terme.5

Il Pratilli pubblicò anche una pianta della città di Egnazia dove viene collocata anche la Torre di Agnazzo. Planimetria riportata anche dal Pepe.6

La pianta di Egnazia del Pratilli

– Anazzo o Torre d’Anazzo (1751, Diderot – D’Alembert, Encyclopedie)7

Abate di Saint-Non (1781)

Jean-Claude Richard de Saint-Non (1727-1791), meglio noto come Abate di Saint-Non, fu un umanista, archeologo e viaggiatore di origini francesi. Nel corso della sua vita compì un lungo viaggio in Italia, rimanendo affascinato dai territori del Mezzogiorno, cui dedicò un’opera enciclopedica, pubblicata in un arco di tempo di cinque anni. Qui, la sua attenzione è attratta dall’area archeologica di Egnazia (BR):

Le lendemain , nous rencontrâmes à sept milles [da Monopoli], les ruines de l’antique Égnatia, qui font voir encore l’étendue de cette ville. Elle était considérable, et arrivait jusque sur les bords de la mer. On aperçoit encore quelques vestiges, qui pourraient être ceux d’un mòle. Il est vraisemblable que la construction de ce mòle n’était pas antique, mais qu’il avait été élevé sur les bords de la mer, des débris de l’ancienne ville, dont les murailles sont encore, en quelques endroits, de cinq pieds d’élévation, et en très grosses pierres posées à sec. Nous distinguâmes même au milieu de ces débris, et malgré le blé qui y était semé, les traces interrompues des rues et quelques angles de maisons.” (ABATE DI SAINT-NON 1781-86, ediz. 1829, tomo III, p. 4).

– Una prima citazione delle strutture portuali è reperibile nella descrizione di Emanuele Mola8 che nel 1796 sembra averle individuate in un passaggio della sua descrizione della città.

– Nel 1799 Gian Luigi Tanzi (1722-1804), Commissario di guerra del Dipartimento di Bari, in una lettera del 28 Piovoso (16 febbraio) 1799, anno primo della Repubblica napoletana, cita una ribellione dei polignanesi e dei fasanesi che depredarono anche la Torre di Anazzo9.

– Le rovine vengono attribuite all’antica Egnatia dall’abate Romanelli (1818)10 che sembra ispirarsi molto al Pratilli.

– Anazzo o Torre di Anazzo (1826, Nuovo Dizionario geografico Universale)11

– Salvatore de Renzi nel 1826 descrive i miasmi che si sviluppano dalle paludi di Egnazia12

– Giuseppe Castaldi ricorda la fonte di Anazzo nel 184213

– Nicola Corcia nel 1847 menziona la presenza del porto14 riportando quanto osservato da un altro dotto viaggiatore15

– L’archeologo francese Lenormant nel 1881 visita Egnazia e fa un’interessante descrizione del suo porto16

– Ludovico Pepe dedica un intero libro ad Egnazia nel 188217. Vi viene pubblicata anche una planimetria generale della città. Nel IX capitolo “Rovine” si affronta anche la problematica relativa al porto con una discussione sulle ipotesi degli studiosi precedenti18.

Pepe riporta interamente il passo del Mola (v. nota 8), ma dichiara di non vedere chiaramente alcuna tomba in acqua nell’area del porto. In realtà tutto il braccio di mare occupato dal porto romano conserva, fino a 3 mt di profondità, resti di sepolture di età messapica.

NOTE

1La Cosmografia ravennate è una lista di luoghi e città del VII secolo d.C., che presenta il mondo allora conosciuto. Prende il suo nome dalla città italiana di Ravenna, dove il testo fu realizzato da un autore anonimo. Consiste in una sequenza di toponimi che vanno dall’India fino all’Irlanda. Il testo lascia supporre che probabilmente l’autore ha frequentemente usato delle mappe come fonti. Ma, sebbene graficamente si presenti come una mappa, è in realtà una metodica elencazione di località, tratte dalla mappa. L’edizione critica consultata si deve a PINDER, PARTHEY 1860, IV, 31, p. 261 e V, 1, p. 329. L’edizione più recente è quella del SCHNETZ, 1942 (ristampa 1990).

2La Geographica di Guido da Pisa è in quattro libri: il primo libro, composto di brani tratti dalla Cosmographia dell’Anonimo ravennate, dall’Historia Longobardorum di Paolo Diacono e dalle Collectanea di Solino, descrive i territori dei quali si componeva l’Impero romano; il secondo libro descrive brevemente l’antica società romana, seguendo le Etymologiae di Isidoro di Siviglia, il terzo tratta della geografia, seguendo ancora l’Anonimo ravennate, e il quarto libro descrive la guerra di Troia secondo il De excidio Troiae historia di Darete Frigio e le gesta di Alessandro Magno dello Pseudo-Callistene. L’edizione impiegata è sempre quella di PINDER, PARTHEY 1860, 27, p. 467 (cfr. nota precedente).

3D’ANVILLE 1744, p. 224. Jean-Baptiste Bourguignon d’Anville nacque a Parigi nel 1697. E’ stato un importante geografo e tutte le sue mappe furono molto apprezzate sia dai colleghi che dai navigatori. Nel 1744 diede alle stampe la sua mappa dell’Italia e spiegò nell’analisi geografica come era stata composta; Ridusse l’estensione attribuita al paese di diverse leghe quadrate e quando Benedetto XIV ordinò verifiche mediante triangolazioni, Anville scoprì che queste misure confermavano ciò che lui stesso aveva scoperto.

4PRATILLI 1745, pp. 544-546. Francesco Maria Pratilli (1689 – 1763) è stato un sacerdote, studioso e antiquario italiano, membro dell’Accademia Ercolanese. Fu spesso criticato dai colleghi del tempo, tra cui il Mommsen, per la citazione di fonti apocrife e false. Tuttavia, nel Novecento sono state riconosciute come autentiche alcune iscrizioni epigrafiche latine riportate dal canonico capuano (cfr. ad es. PALMIERI 1982, pp. 417-431 e SOLIN 1998, nota 120 a pag. 93).

5La presenza di questa fontana (vengono citati i toponimi Torre di Anazzo e Fontana di Agnazzo) è ricordata anche in DI MEO 1819, p. 334. Anche CORCIA 1847, tomo III, p. 489 riferisce della presenza della fontana di Agnazzo, interpretando la citazione oraziana “lymphis iratis extructa” a favore di una fondazione nei pressi di copiose sorgenti. In realtà altri studiosi, tra cui il Pepe (PEPE 1882, p. 157 ss.) danno un’interpretazione opposta del passo oraziano, ovvero come se la città fosse stata costruita in “ira alle acque” o con “torrenti contrari”. Molto critico verso il Pratilli e la sua serietà come studioso è sempre PEPE 1882, p. 159 (cfr. scheda su questo autore infra).

6PEPE L. 1882, Tav. 1

7DIDEROT, D’ALEMBERT 1751, Tome I, p. 438: “ANAZZO ou TORRE-D’ANAZZO, (Géog. mod.) ville de la province de Bari au royaume de Naples. On croit que c’est l’ancienne Egnatia ou Gnatia. Quelques Modernes la nomment Gnazzi ou Nazzi”.

8MOLA 1796, pp. 11-12: “Il maggior cambiamento però di quel lido parmi che si ravvisi nel porto dell’antica città, il quale resta oggi sotto la Torre militare detta di Anazzo, e che serba ancora tutta la figura del suo antico stato. Ammirai dunque nel fondo dell’acqua che lo riempie, una quantità di ampie tombe quadrate, quasi tutte prive de’ loro coperchi, che col favor della calma, e di un bel mattino di primavera si offrirono chiaramente a’ miei curiosi sguardi. Il lido poi superiore, e contiguo tutto era similmente sparso di un numero prodigioso di tali antichissimi avelli incavati nel sasso, e spogliati del pari de’ loro coperchi. Vedeansi questi senz’ordine in tutt’i sensi situati, e di tutte le misure, e forme….Ecco ad evidenza stabilito il sepolcreto egnatino, il quale nel prisco tempo dovè molto distendersi verso del mare in un tratto di terra occupato posteriormente dalle sue onde, che vi avranno nella parte più bassa formato il porto in un’epoca più recente della formazione del sepolcreto medesimo, da me attribuito alla più remota età….Imperocchè non altrimenti potrà intendersi, come in un porto sepolcri rinvengasi e sepolcri pure nel lido, esposti al furor delle onde, dei venti e delle tempeste” Il Pepe (PEPE, 1882, p. 153-155 ) fa alcune osservazioni su questo testo che, a suo parere, non è del tutto comprensibile (cfr. infra).

9Citata in DE LUCA 2016, p. 22, fig. 29 : “… i naturali di Polignano e Fasano spogliarono di cannoni, fucili, polvere, palle ed altre monizioni le torri marittime di san Vito, di Rapagnona e Anazzo … e nonostante fosse stato ordinato alla Università di subito restituirle, pure non è stato possibile con tutta l’assistenza del tenente don Francesco Anzalone comandante del reparto di Monopoli”. Purtroppo De Luca non cita l’origine della fonte.

10ROMANELLI 1818, p. 146: “Le ruine di questa antica città sono ancora visibili, e ne resta tuttavia il nome ad una fontana e ad una torre marittima per non farci dubitare del sito, dove fu fondata. Ella s’innalzava presso la riva del mare, circondata da fortissimo muro con fosso profondo, che le serviva di difesa, ed avea nel mezzo una torre o castello, che dominava il vicin porto….Ma l’oggetto più piacevole tra queste ruine è la fontana, che abbiamo accennata, col nome di fonte di Anazzo, che colle chiare, e fresche sue acque offre allo stanco passeggiere in una terra arsa, e bisognosa di umore, il più desiderato ristoro.

11CAVAGNA SANGIULIANI DI GUALDANA A., 1826, Tomo I, pp. 514-515: “...città del regno di Napoli, nella prov. di Bari. Credesi che sia l’ant. Egnazia o Gnatia, città distrutta della Puglia…

12DE RENZI 1826, pp. 177-178

13CASTALDI 1842, p. 55: “Il più utile però, che vi rimane tuttora, è una fontana di limpide acque chiamata di Anazzo molto giovevole in quella calda contrada”.

14CORCIA 1847, p. 490: “Più lungi al mezzodì vidi il piccolo porto, anche aperto dall’arte nella roccia,nel quale un rivoletto portava il suo scarso tributo”.

15HUGHES 1820, vol, 2, p. 360-361: “Farther to the south appears another small port, like the former, cut chiefly by art in the rock; into this a rivulet which ran through the city, pours its scanty tribute during the hot months of the year and a violent torrent in the rainy season”

16 LENORMANT 1881-1882, p. 42: “Le plan de la ville est un carré long dont un de grands côtés s’appuie à la mer. C’est auprès du rivage, sur une petite colline d’une faible saillie, placée à égale distance des deux petits côtés du rectangle et par conséquent au milieu de la ville, qu’était bâtie l’acropole, dont les murailles sont aussi bien conservées et aussi nettement caractérisées que celles de l’enceinte extérieure de la cité. Cette forteresse commandait et protégeait deux petits bassins carrés, en partie creusés ou régularisés de main d’homme, entre lesquels elle était placée, l’un à nord et l’autre au sud de la colline. On y distingue encore sous les eaux les divisions, partiellement conservées, des cales de galères.”

17PEPE 1882

18PEPE 1882, pp. 152 ss.

 

BIBLIOGRAFIA

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Cavagna Sangiuliani Di Gualdana A. 1826, Nuovo Dizionario geografico Universale, Statistico – Storico – Commerciale…, Venezia.

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