Capo Colonna, a sud dell’antica città magnogreca, è sempre stato un caposaldo per i naviganti in quanto, costituendo il punto più meridionale del Golfo di Taranto, rappresenta un punto nautico fondamentale per le imbarcazioni dirette a sud per doppiare lo stretto di Messina. In questo tratto la costa assume, inoltre, un andamento più articolato in quanto altre due lingue di terra minori (Capo Cimiti e Capo Rizzuto) contribuiscono a creare baie ed insenature ridossate, naturali ripari in caso di maltempo. Strabone li menziona come Promontorio Lacinio (Capo Colonna) e Promontori Iapigi.1

Il promontorio Lacinio oggi, visto dall’alto

Questa morfologia rese appetibile la frequentazione di questo territorio fin da epoche remote, in particolare da parte di popolazioni con naturale vocazione alla navigazione come quelle egee. Testimonianze di questa fase, collocabile a partire dal XVI secolo a.C., sono state rinvenute proprio nei pressi di questi promontori.

Alla favorevole conformazione costiera del Lacinium promunturium in età antica va associata la presenza di un importante santuario, dedicato ad Hera, che divenne rapidamente uno dei più importanti Heraia del mondo greco. Molte fonti concordano su questa notorietà. Tra queste è sufficiente menzionare Plutarco2 o Livio, che lo cita come «Sanctum omnibus circa populis».3

Il santuario divenne anche sede della Lega italiota durante il predominio di Crotone. Questa era una vera e propria confederazione politica di tutte le popolazioni italiche di origine greca.

Questa importanza e ricchezza attirò anche attenzioni predatorie. Nel corso del I secolo a.C. fu, infatti, saccheggiato per ben due volte: prima dai pirati mediterranei e poi da Sesto Pompeo in fuga dalla Sicilia nel 36 a.C.4

Il toponimo moderno, Capo Colonna, è certamente legato alla visibilità dal mare di una delle colonne superstiti del tempio di Hera Lacinia. Questo, edificato in stile dorico monumentale a facciata esastila (sei colonne), faceva parte di un complesso ben più ampio, di cui sono state rinvenute le testimonianze.

La colonna superstite del tempio dedicato ad Hera

Il promontorio Lacinio è stato anche sede di uno scalo menzionato nell’Itinerarium Maritimum.5 Da qui, infatti, salpò anche Annibale per ritornare a Cartagine nel 203 a. C.6

Ma, malgrado ciò e la fama di punto nautico fondamentale, il mare non è di facile navigabilità nei pressi della costa. Questa è infatti caratterizzata dalla presenza diffusa di scogli affioranti, che spesso hanno restituito testimonianze di naufragi di epoche variegate, con una concentrazione difficilmente riscontrabile in altri tratti di mare italiani.

NOTE

1Strabo, VI, 1.11. Ediz. di riferim.: STRABONE, Geografia. L’Italia (voll. V e VI con testo greco a fronte), Biraschi A.M. (a cura di), Milano (BUR – Rizzoli), 1988.

2Plut., Pomp., XXIV, 6. Ediz. di riferim.: PLUTARCO, Vite parallele. Agesilao e Pompeo (con testo greco a fronte), Luppino Manes E., Marcone A. (a cura di), Milano (BUR – Rizzoli), 1986.

3Liv. XXIV, 3. 3. Ediz. di riferim.: TITO LIVIO, Storia di Roma dalla sua fondazione (con testo latino a fronte), Vol. 6 (Libri 24-27), Ceva B. (a cura di), Milano (BUR – Rizzoli), 1986.

4Plut., Pomp., XXIV, 6; App., Bell. Civ., V, 14, 133. Ediz. di riferim.: APPIANO, La storia romana, libri XIII-XVII: Le guerre civili, Gabba E. e Magnino D. (a cura di), Torino, UTET, 2001.

5490, I. Ediz. di riferim.: Itinerarium Antonini Augusti et Hierosolymitanum, ex libris manu scriptis ediderunt G. Parthey et M. Pinder, Berlino, 1848

6Liv., XXX, 20, 6