L’importanza di Crotone come porto è documentata anche in diversi documenti di epoca medievale.

È ancora una volta il cartografo arabo al-Idrīsī (XII sec.) che, nel Libro di Re Ruggero, menziona la città in questi termini: “…Capo delle colonne (’.flûmîah o ’.qlûmah) “[dove vi sono avanzi] di antiche costruzioni” e “Cotrone” (q.ṭrûnî o q.ṭrûnah) “porto e città assai antica, di costruzione vetusta, in posizione ridente, prospera e popolata”, ovvero “città antichissima, [anzi] arcaica e bella”. “…Ha mura che la difendono ed un porto ampio dove si getta l’ancora al sicuro”.

Un altro importante portolano medievale, il Compasso da Navegare (1296), ci informa che “Cotrone è bo(m) porto p(er) tucti ve(n)ti, ma non è bono p(er) greco.”

Un rifacimento della scalo in età medievale è certamente da ascriversi a Federico II, che nella prima metà del XIII secolo commissionò la costruzione di due scali in Calabria: uno a Bivona (Vibo Valentia) sul Tirreno e l’altro, appunto, a Cotrona. L’amministrazione di questi ed altri porti imperiali fu affidata a dei magistri portulani, che coordinavano sostanzialmente l’attività doganale, coadiuvati da custodi e da notai che registravano tutte le operazioni mercantili. Nell’ordinamento imperiale del 1239 vengono infatti menzionati “In Cotrona novus portus / Custos Nicolaus Barbatus de Cotrona / Notarius Bencivinius de Cotrona”.

Certamente il porto di Crotone era frequentato per l’approvvigionamento di legname della Sila e di granaglie. Nei registri Angioini si riscontrano, infatti, diversi documenti che menzionano questo genere di mercanzie. Tra i tanti va citato quello che ricorda che da qui partirono, nel 1270, le vettovaglie che servirono a mantenere l’esercito cristiano che assediava Tunisi durante la crociata.

Nel XV secolo, sotto la dominazione aragonese, il porto di Crotone è il più fiorente della Calabria. Vi è infatti segnalata la presenza di navi e mercanti delle nazionalità più varie.

Alcuni documenti sono interessanti perché attestano attività di cava presso siti archeologici vicini alla città. Nel 1485, ad esempio, un tal Victorio Bagloni viene ricompensato per aver trasportato con la sua barca 300 carrate di pietra “dali colonnj et discaricata allo molo dela p.ta cita”. È verosimile che il toponimo “colonnj” sia interpretabile come Capo Colonna.

Nel 1545, durante la ricostruzione del castello ad opera dell’imperatore Carlo V, si ricorda il rinvenimento di pietre nella marina di San Marco, venute alla luce dopo una mareggiata. Queste, forse, sono riferibili ad un antico approdo o una navis lapidaria. Allo scopo si invia un’imbarcazione costruita ad hoc: “Ad cavar fora la petra delo lettu del mare discoperta dela fortuna.

Malgrado l’importanza di Crotone come scalo anche durante l’età post classica, non sono molti i ritrovamenti di epoca medievale-moderna in zona.

Databile al XII-XIII secolo d.C. è il relitto Capo Alfieri B, rinvenuto dal subacqueo Gino Cantafora nella stessa area dell’Alfieri A. Ha restituito un carico di piatti e ciotole con decorazione dipinta in rosso e bruno.

A Capo Donato è presente un relitto (Capo Donato B) dal quale, in passato, sono stati recuperati dei proiettili in pietra attribuibili, forse, a delle petriere. È quindi ipotizzabile una sua datazione tra XV e XVI secolo d.C. Di esso è rimasta in situ una parte dell’opera viva dello scafo.

Molto interessante, anche se isolato, è il ritrovamento a Capo Rizzuto di una colubrina bronzea databile agli inizi del XVI secolo.

Vicino Le Castella qualche anno fa fu individuato uno scafo frammentario con chiodame bronzeo e rivestimento esterno in piombo. La datazione è stata posta genericamente al XVII-XVIII secolo.

Nei pressi di Capo Bianco, su un fondale a tratti fangoso, sono presenti 9 cannoni in ghisa sparpagliati in un’area di ca. 50 mq, a 9 metri di profondità. La lunghezza di queste armi pesanti varia tra m 2,80 e m 2,40. La tipologia dei cannoni sembrerebbe riferirsi ad un relitto del XVII-XVIII secolo. Tale attribuzione potrebbe essere ulteriormente circoscritta mediante indagini più approfondite.

Rilievi sul relitto dei cannoni di Capo Bianco

Leggermente oltre il range cronologico qui trattato, ma di sicuro interesse, è il relitto di Capo Bianco A. Attribuito inizialmente ad una lapidaria di epoca romana, per la presenza di marmo di Carrara, del Rosso di Francia e del Portargento, il suo affondamento è stato recentemente ricollocato tra la seconda metà del XVIII secolo e la prima metà del XIX.

 

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