I dati archeologici di cui disponiamo per i secoli tra il VI e l’VIII d.C. non sono sufficienti a delineare un quadro esaustivo delle dinamiche insediative del territorio crotonese.

Quello che si può osservare con certezza è che la città di Crotone rimase attiva e non subì il fenomeno dell’arretramento verso l’interno tipico di altri centri ionici, giustificato soprattutto dalla migliore difendibilità di insediamenti meno esposti rispetto alla costa. Anche la funzione della città come porto fu certamente determinante, essendo facilmente raggiungibile dal naviglio proveniente dall’oriente bizantino. Crotone assunse, infatti, importanza strategica durante il conflitto greco-gotico (535-553 d.C.) e poi in seguito a quello che contrappose i longobardi ai bizantini (575-603). Questi fortificarono la città in pochi anni (547-552) ed il porto diede ospitalità alla loro flotta in diverse occasioni. Questa strategia prevedeva la presenza di scali minori in collegamento con Crotone, per cercare di presidiare tutto il tratto costiero di sua competenza. Tale funzione fu certamente assolta da Le Castella, Capo Rizzuto e dal Lacinium (Capo Colonna).

Crotone, un tratto delle mura bizantine del VI secolo d.C. Da notare il reimpiego di blocchi di età greca.

Nel 596 i Longobardi conquistarono la città con Arechi, ma la dominazione dovette essere breve se, subito dopo, Crotone è nominata tra le città facenti parte dell’Eparchia di Calabria.

Per quanto riguarda i ritrovamenti subacquei va certamente menzionato un rinvenimento (1917) di monete auree, tesaurizzate intorno alla metà del VI secolo d.C., dinanzi le acque di Punta Scifo. Poco a sud di Capo Colonna è nota la presenza di due relitti afferenti il periodo tardoantico/altomedievale. Si tratta del Punta Scifo E, databile tra VI e VII secolo d.C., che ha restituito un carico in gran parte trafugato di anfore tipo Albenga 11-12 (Keay LXIIQ), e del relitto dell’Eurocamping, che trasportava spatheia.

 

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